Paula Scher
designer grafico e artista (1948)
Paula Scher, illustratrice, grafica, pittrice e insegnante statunitense, nasce a Washington il 6 ottobre 1948.
Laureata presso la Tyler School of Art di Philadelphia nel 1970 è una delle più influenti graphic designer al mondo.
Dopo la laurea, si trasferisce a New York e inizia la carriera come layout artist per la divisione libri per bambini di Random House.
Nel 1972 entra nel settore musicale lavorando per CBS Records, progettando copertine di album per artisti come Boston, Bruce Springsteen, Rolling Stones e altri, disegnando fino a 150 copertine ogni anno durante gli otto anni di permanenza in CBS. Ha lavorato anche per Atlantic Records in qualità di art director. Il suo approccio tipografico, che riprende in modo originale influenze dall’Art Deco e dal Costruttivismo russo, la distingue e influenza il graphic design contemporaneo.
Nel 1984 co-fonda insieme a Terry Koppel l’agenzia Koppel & Scher, producendo identità visive, packaging e copertine di libri, inclusi lavori celebri come poster per Swatch.
Nel 1991 diventa la prima donna partner dello studio di design Pentagram a New York, dove lavora tuttora.
Dal 1994 realizza la celebre identità visiva del The Public Theatre di New York, che è un punto di riferimento per la grafica teatrale, caratterizzata da un linguaggio tipografico che ricorda la segnaletica stradale e ha avuto grande impatto sulla partecipazione culturale.
Lavora per clienti di altissimo profilo internazionale, tra cui Bloomberg, Microsoft, Coca-Cola, Museum of Modern Art (MoMA), Citibank, Tiffany & Co., Adobe, Walt Disney Company, e molte istituzioni culturali e artistiche come il Metropolitan Opera, New York City Ballet, Jazz at Lincoln Center, e altri.
Il lavoro di Paula Scher è noto per l'uso audace della tipografia, l’eclettismo formale e l’integrazione di elementi grafici tratti sia dalla cultura pop che dalle belle arti. La sua grafica spesso fonde stili diversi, come l’Art Deco e il Costruttivismo russo, senza copiarli ma riadattandoli creativamente. È anche nota per aver portato la comunicazione visiva a un livello narrativo e di forte impatto emozionale.
Il suo lavoro di graphic designer è caratterizzato dall’uso non convenzionale dei caratteri tipografici, che li vede non solo come strumenti di scrittura ma, prima di tutto, come immagini e forme espressive: ciò si evince, ad esempio, dall’elaborazione di una nuova identità visiva per il Public Theatre di New York nel 1994 e dalla serie di manifesti per la rassegna Noise Funk.
Nel primo caso, utilizza lettere di diversi spessori e dimensioni, che rimandano alla varietà di attività proposte dal teatro. Nella seconda, si trova lo stesso concetto, sviluppato anche attraverso contrasti tra differenti blocchi di testo; il tutto forma un’unica composizione visiva che interagisce con una sola immagine di un ballerino che sottolinea la dinamicità dell’immagine.
Questo modello compositivo basato sul concetto della tipografia come immagine si ritrova anche nelle mappe che dipinge.
Paula Scher ha ricevuto circa 300 premi nel corso della carriera, tra cui la prestigiosa Gold Medal, e ha avuto i suoi lavori esposti al MoMA di New York, al Museum für Gestaltung di Zurigo e alla Library of Congress di Washington D.C.
Figlia di un ingegnere cartografo, Paula Scher si interessa alla cartografia in giovane età, in particolare quando suo padre le mostra alcune cartine aeree delle Montagne Rocciose; da allora Paula inizia a vedere quelle mappe come dei veri e propri capolavori, da cui trarrà forte ispirazione. In un periodo di demoralizzazione e sconforto, causato da un lungo e monotono processo di creazione del nuovo logo per City Bank, Paula disegna la sua prima mappa riproducendo a memoria la cartina degli Stati Uniti, tanto da dimenticarsi alcuni stati.
Comincia a dipingere altre mappe, alcune delle quali raffigurano il mondo intero, altre ancora riportano i nomi delle città in punti consapevolmente errati. Questi dipinti nascono quindi con un intento ludico, che vuole separare la mente dell’artista da quel mondo che non le permette di esprimere a pieno la sua creatività.
Paula espone le proprie tele al Maya Stendhal di New York e, vedendo che queste venivano apprezzate e acquistate così rapidamente, le viene chiesto di produrne altre per una nuova mostra; Nonostante il ritmo di produzione più incalzante, la creazione delle mappe rimane per Scher un momento di evasione dai lavori che le vengono commissionati; il suo progetto personale dedicato alle mappe è quindi ancora vivamente attivo. Le mappe grafiche di Paula Scher non hanno solo lo scopo di descrivere la geografia dello stato prescelto; l’artista sceglie infatti di enfatizzare la natura di ogni territorio nella sua dinamicità, cercando di sintetizzare l’identità di una data regione geografica.
